"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

sabato 30 giugno 2018

IL POTERE DI COMANDARE E IL POTERE DI CAMBIARE


Ieri sera, come altre volte, ho guardato un po' di #LagrandeStoria (menomale in prima serata) e ho riflettuto molto sulla capacità e la forza comunicativo-persuasiva dei regimi dittatoriali: erano bravi questi, sapevano convincere, tutto era piacevole, ben presentato, visto come un valore da ammirare e da perseguire...

Poi constatavo che, in fondo, tutti i regimi sono falliti e falliti in malo modo e hanno lasciato intorno a loro molte macerie (vedi gli esiti della 2ª guerra mondiale).

Eppure, se pensiamo all'Italia, da quelle macerie il paese ha saputo ridarsi nuovo slancio, una nuova e invidiabile costituzione, uno spirito europeista, forza propulsiva e grande coraggio...

E questo perché sicuramente, nonostante la grande eco chamber del tutto bello, tutto perfetto, grandi terre da conquistare, onore e gloria, c'era qualcuno che era rimasto #contadino (copyright mio fratello @brunomastro) e si era messo - in silenzio e con pazienza - a lavorare sulle radici, lontano dai clamori e senza disperazione, senza voler concorrere a tutti i costi con il potente del momento.

Cosa mi insegna tutto questo? Che il vero cambiamento non lo realizzi attraverso il potere di comandare, perché ci sarà sempre qualcuno più bravo e più intelligente di te che vorrà prendersi il tuo posto (per il potere di comandare).

Il vero cambiamento lo realizzi con il potere di cambiare, restando momentaneamente nell'oscurità, ma fertilizzando il terreno e pronto ad emergere una volta che la propaganda sarà finita, per raccogliere le macerie e ricostruire il futuro, proprio di quelle stesse persone che la propaganda aveva "assoldato".

Preferiamo chi ci comanda o chi ci cambia? Preferiamo comandare o cambiare? Il potere di comandare vs. il potere di cambiare: tertium non datur.

mercoledì 20 giugno 2018

Sinodo dei giovani, reso noto lo "strumento di lavoro": wordcloud e parole più utilizzate


Ecco la #wordcloud del documento (che troverete qui: https://bit.ly/1MGZxYg) e la preghiera finale scritta da #PapaFrancesco

Queste invece le prime 20 parole più utilizzate nel testo:

#Giovani

#Chiesa

#Vita

#Discernimento

#Mondo

#Fede

#Dio

#Comunità

#Tutti

#Pastorale

#Vocazione

#Spirituale

#Giovane

#Formazione

#Chiamata

#Società

#Gesù

#Cultura

#Gioia

#Sinodo


#Synod18 Synod2018

lunedì 18 giugno 2018

Vi dico una cosa in camera caritatis


Molti - giustamente - lamentano che oggi la Chiesa abbia perso la sua rilevanza sui temi e valori sensibili, anzitempo detti "non negoziabili". E probabilmente hanno ragione. Anzi, è vero! Però è anche vero che ogni epoca raccoglie i frutti di quello che si è seminato nelle epoche precedenti.

[E io nutro molta fiducia che la prossima epoca possa raccogliere i frutti di quello che si sta seminando: guai a pensare di raccogliere un seme in fase di germinazione].

Allora mi chiedo: siamo sicuri che la crisi che stiamo vivendo oggi non sia la conseguenza di una semina sbagliata? Certo, involontariamente, dato anche il fervore e lo zelo con cui è stata fatta.

Siamo sicuri che quello stesso fervore e quello zelo - espresso casomai attraverso progetti, programmi ben confezionati, strutture "all'avanguardia" e un po' di burocrazia -, non abbia al contrario provocato quell'allontanamento a cui oggi assistiamo?

Si dirà che la società è cambiata. È vero. Io mi chiedo: chi l'ha fatta cambiare? O meglio, la si poteva "far cambiare" diversamente?

Vengo al punto: la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione (Benedetto XVI). Attrarre non lo si fa con le bandiere (gli slogan, l'arroganza, i proclami e i manifesti). Quella è appartenenza.

Attrarre lo si fa con l'identità. Un'identità completa, ponderata, integrale, che è l'altra faccia dell'autenticità.

Essere autentici è stare dalla parte degli ultimi, non dei primi della classe.

Esco dalla camera caritatis

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