"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

venerdì 31 agosto 2018

Papa Francesco ai giovani: “Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”


In vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani, la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato, l’11 e il 12 agosto, un incontro di preghiera di circa 70 mila giovani con Papa Francesco al Circo Massimo e in Piazza San Pietro, preceduto da diversi giorni di pellegrinaggio dalle varie diocesi della Penisola.

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Settantamila giovani dalle duecento diocesi d’Italia – comprese le isole – hanno preso parte, a ridosso del ferragosto, ad una mini Giornata mondiale della gioventù a Roma – denominata “Per mille strade” – che la sezione di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana ha organizzato in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre.
Le giornate romane, con una veglia di preghiera al Circo Massimo alla presenza di Papa Francesco e la Messa collettiva in Piazza San Pietro celebrata dal Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti, sono state precedute da giorni di preparazione e pellegrinaggio che i giovani appartenenti a parrocchie, associazioni e movimenti hanno realizzato, macinando chilometri durante le loro vacanze estive, dalle loro rispettive case per convergere nella Città Eterna.

Accanto a momenti celebrativi e di preghiera, si è dedicato tempo al cammino in silenzio, a incontri con testimoni e soste presso luoghi di servizio o impegno civile e realtà significative come santuari, ospedali, monasteri, carceri e aree di marginalità, oltre a posti dall’importante valore storico e artistico su tutto il territorio nazionale, ovviamente. L’iniziativa è stata anche pensata come una possibilità di integrazione, in particolare per le persone con disabilità, ponendosi a disposizione dei loro “tempi” e delle loro esigenze e ricalcolando così la durata dell’itinerario collettivo.

Stessa attenzione è stata prestata ai giovani stranieri – coinvolgendo i responsabili diocesani della Migrantes e della Caritas –, che molto spesso, pur essendo cattolici, non vengono coinvolti né presi in considerazione, e per coloro che, lontano dai “circuiti tradizionali”, pur essendo battezzati si sono allontanati per varie ragioni dalla Chiesa.

L’iniziativa italiana è molto importante perché rappresentativa di una realtà giovanile europea che vive gli stessi problemi e le stesse inquietudini, e che la Chiesa vuole intercettare per tornare ad essere una compagna di viaggio affidabile e disinteressata, desiderosa di trarre dalle nuove generazioni il meglio per la costruzione della società del domani.

Il Sinodo di ottobre sarà un’occasione universale per trovare i modi per concretizzare queste aspirazioni, ma intanto a Roma, durante due caldissime e afose giornate agostane che non hanno scoraggiato i giovani protagonisti, la Chiesa ha potuto viverne una breve anticipazione.

Indicativo in questo senso l’incontro che le migliaia di giovani hanno avuto al Circo Massimo con Papa Francesco, al quale hanno posto domande impegnative e senza peli sulla lingua, presentando uno spaccato della loro realtà, che di frequente risente della mancata fiducia degli adulti verso i loro sogni e le loro aspirazioni, spegnendo entuasiasmi e speranze – come hanno riflettuto Letizia e Lucamatteo –, di un mancato slancio a prendere impegni seri per tutta la vita – come ha chiesto Martina – oppure di una contro-testimonianza che spesso viene dagli stessi uomini di Chiesa, come ha argomentato infine Dario.

Sogni, amore duraturo e slancio

Rispondendo a queste sollecitazioni, sono state tre le parole chiave principali che il Santo Padre ha consegnato ai giovani italiani e di rimando ai giovani di tutto il mondo: non lasciarsi rubare i sogni, impegnarsi in ciò che conta veramente e non accontentarsi di un passo prudente, ma correre più velocemente quando si tratta delle questioni spirituali.

“I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noi”, ha detto Papa Francesco, spiegando che il contrario dell’“io” non è il “tu” al singolare, ma la sua declinazione al plurale, perché grandi sogni “sono estroversi, condividono, generano nuova vita”, e in quanto tali hanno bisogno “di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”.

È vero – ha aggiunto il Santo Padre – “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, ormai un po’ assuefatti al male che ci circonda e quasi senza più speranza, però “non lasciatevi rubare i vostri sogni”. Un pò come fece un giovane italiano del XIII secolo, di nome Francesco (il Santo d’Assisi, ndr), che “era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto perché sognava continuamente”. Il Papa ha quindi invitato a non avere paura: “siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada. Perché la vita non è una lotteria, la vita si fa”.

L’altro timore che Papa Francesco ha invitato a superare è quello per l’amore e per l’unità di vita nella vocazione al matrimonio: “Non abbiate paura di pensare all’amore, ma all’amore fedele, che rischia, che fa crescere l’altro, che è fecondo”, ed è indice della vera libertà.

Bisogna dunque imparare a discernere “quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo”, perché il nemico più grande in questo caso è “la doppia vita”. Invece, “l’amore non tollera mezze misure: o tutto, o niente”, e per farlo crescere non servono le scappatoie ma biosgna essere siceri, aperti e coraggiosi.

Di fronte al desiderio dei giovani di essere accompagnati, ascoltati e ricevere testimonianza, il Papa ha avvertito del rischio per la Chiesa di essere “formale, non testimoniale”, un vero scandalo. Invece Gesù insegna a uscire da se stessi, come facevano i primi cristiani, che “sapevano ascoltare e poi vivevano come dice il Vangelo”.

“Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire. Senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del clericalismo” – ha aggiunto Francesco – che a questo proposito ha parlato di “una perversione della Chiesa, che non è solo dei preti ma di tutti noi”. Lo stesso vale, evidentemente, anche per la contro-testimonianza che tutti possono dare. Da qui il monito: “la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”.

Nel suo saluto di congedo il Papa ha poi chiesto ai giovani un impegno esigente che si traduce in una corsa in avanti sotto la spinta dello Spirito Santo: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”. La Chiesa, infatti, “ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”.

Tutto questo, però, camminando insieme, perché è ciò che “ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio” e dà la vera sicurezza. Infine, la consegna: non stare lontano “dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, “quei tanti sepolcri che oggi attendono la nostra visita”, accogliendo l’altro senza pregiudizi e senza chiusure, perché “Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande dei nostri peccati”.

Dopo l’incontro al Circo Massimo e prima della Messa in Piazza San Pietro l’indomani mattina presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti – con un ulteriore saluto di Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus – i giovani hanno vissuto una sorta di “notte bianca” della spiritualità con tappe nelle diverse chiese del centro di Roma, per la visita al Santissimo Sacramento, momenti di preghiera e per ricevere il Sacramento della Riconciliazione.

Un’ultima esortazione il Papa l’ha rivolta proprio durante l’Angelus, invitando i giovani a essere protagonisti nel bene, perché “se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”. La soluzione è dunque quella di camminare nella carità, camminare nell’amore.

Giovanni Tridente

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