"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 4 novembre 2019

Con responsabilità e umiltà. Le virtù del giornalista secondo Papa Francesco


In piena estate, il direttore di questo giornale ha pubblicato un accorato editoriale sulla responsabilità che grava sulle spalle dei giornalisti, che a nostro avviso non ha avuto il risalto che avrebbe meritato. Per una felice coincidenza, in quegli stessi momenti si stava progettando una Giornata di studio sulla deontologia professionale degli operatori dell’informazione e della comunicazione, che ha finalmente luogo questo martedì 29 ottobre 2019 alla Pontificia Università della Santa Croce.

In quell’editoriale, il direttore Monda si diceva preoccupato della poca attenzione che come giornalisti riserviamo alle conseguenze del nostro ruolo pubblico, arrivando finanche molto spesso a “uccidere” con un semplice titolo di giornale. E faceva appello a ciascun collega a domandarsi con quale “sguardo” ci poniamo di fronte al racconto di un avvenimento, se con lo stile del servizio agli altri o del servirsene.

Papa Francesco ha sviluppato un ampio magistero in questo senso sin dalla sua elezione, e ad esser sinceri sin da quando era “semplice” arcivescovo di Buenos Aires. Mentre preparavamo la Giornata alla Santa Croce, ci è sembrato necessario dedicare uno spazio alla “chiamata” all’autenticità professionale che nelle innumerevoli occasioni – oltre una trentina di interventi pubblici – Papa Francesco ha rivolto proprio agli operatori dell’informazione e della comunicazione. Ne offriamo qui alcuni sintetici stralci. 

L’odierno panorama professionale non è certo idilliaco, forte anche della rivoluzione tecnologica che, mentre ha favorito molti aspetti della vita di un giornalista, ha portato con sé anche alcuni ostacoli, tre tra tutti: la disintermediazione, il caos informativo e la disinformazione, che Papa Francesco arriva a definire peccato mortale. 

In questa situazione, lo stesso magistero del Papa ci viene incontro, consegnando 9 “parole chiave” per non cadere in tentazione, che come lettura del tutto personale siamo riusciti a sintetizzare dai vari discorsi, sapendo che in molti casi sono inevitabilmente interconnesse.

Amore per la verità, la bontà e la bellezza

La prima di queste non poteva che essere l’amore per la verità, la bontà e la bellezza, una “triade esistenziale” come l’ha poi definita nella prima udienza con i giornalisti una volta eletto, o più semplicemente “strade” nel cammino professionale.
Amare la verità è per il Pontefice una condizione ineludibile per un giornalista che voglia definirsi tale e anche se la sua ricerca può essere a volte difficile – soprattutto se si è da soli – non va mai svenduta, per rispetto alle persone e alle istituzioni. E amare la verità vuol dire non soltanto affermarla ma anche viverla, come ha poi spiegato all’Ordine dei Giornalisti.
Una simile attitudine porterà necessariamente a cercare anche il bene. Tant’è che “non si cerca la verità per dividersi, contrapporsi, attaccare, squalificare, disgregare”, ben sapendo che “anche nelle situazioni più conflittuali e dolorose c’è un fondo di bene da recuperare”.

Il Papa ricorda anche che verità e bontà devono essere accompagnate dalla bellezza, un bisogno che alberga in tutti i cuori. Infatti, “la comunicazione è tanto più umana quanto più è bella”.

Prossimità e cultura dell’incontro

La seconda parola-virtù con maggiori occorrenze è quella della prossimità. Ed è a Buenos Aires dove l’Arcivescovo Bergoglio la declina nella sua globalità, ricorrendo all’immagine del buon samaritano. La prossimità del giornalista è una forza che si radica nella capacità di accostarsi alla vita delle persone, influendo in maniera simultanea e globalizzata attraverso un unico linguaggio.

Responsabilità

Non esiste professione dove chi la esercita sia avulso da responsabilità, ed è la terza parola su cui si è focalizzato maggiormente anche il Santo Padre, sintetizzandola come visione rispettosa degli avvenimenti che si vogliono raccontare, avendo a mente che la selezione e l’organizzazione dei contenuti, così come la loro condivisione richiede particolare attenzione poiché spesso si usano strumenti che di per sé non sono né neutri né trasparenti.

Curare le parole

Scegliere con cura parole e gesti per superare incomprensioni e generare armonia è il monito che traspare nel Messaggio per la GMCS del 2016, dove è esplicita la speranza affinché le nostre parole e azioni ci aiutino a “uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette”. Il linguaggio pacato, infatti, favorisce la riflessione, e se utilizziamo parole ben ponderate e chiare riusciamo anche a respingere i toni aggressivi e sprezzanti.

Dare speranza


Quando parla di speranza, l’idea del Papa va subito ad un tipo di informazione e di comunicazione che sia costruttiva. Infatti, non si tratta di raccontare un mondo privo di problematiche ma “tenere aperto uno spazio di uscita, di senso, di speranza” anche quando si denunciano situazioni di disperazione e di degrado.

Testimonianza

Ogni nostra azione compiuta in pubblico trasmette volenti o nolenti una testimonianza, e questo vale a maggior ragione per i giornalisti, in questo caso attraverso ciò che scrivono. È inevitabile dunque che anche le parole assumano un peso e che queste riesca a sostenerle soltanto chi le incarna nella vita. 

Discernimento

Discernere la realtà è un ulteriore atteggiamento virtuoso proposto dal Santo Padre, che si esplica in un giudizio sereno, sincero e forte circa tutto ciò che accade, mantenendo la mente e il cuore aperti ed evitando l’autoreferenzialità. In questo modo si diventa “giornalisti dal pensiero incompleto”, l’unico capace di districarsi in un mondo complesso e pieno di sfide, provando a capire come affrontarle e risolverle.

Periferie

Il Pontefice è consapevole che i luoghi nevralgici in cui si concentra la maggior parte delle notizie si trovano nei grandi centri. Eppure, questo non deve far dimenticare le innumerevoli storie di quanti vivono lontano, distante, nelle ormai famose periferie, dove accanto a sofferenza e degrado ci sono sicuramente racconti di grande solidarietà, che possono aiutare tutti a guardare la realtà in maniera rinnovata.

Umiltà

Un’ultima virtù, non certo per importanza, che il Pontefice veicola con convinzione è l’umiltà. Si tratta dell’approccio che ciascun giornalista è chiamato ad assumere quando si pone alla ricerca della verità. La disposizione è quella di lasciarsi interrogare da ciò che accade senza presunzioni di sorta, ma anche senza restare alla superficie o all’apparenza, accontentandosi di soluzioni scontate “che non conoscono la fatica di un’indagine capace di rappresentare la complessità della vita reale”.

Articolo pubblicato su L'Osservatore Romano dell'1.11.2019

domenica 1 settembre 2019

Le 3 raccomandazioni di #PapaFrancesco per la #cura del #creato


VOLUTI E PENSATI AL CENTRO DI UNA RETE DELLA VITA, CONNESSI CON IL CREATO 

“Egoismi e interessi hanno fatto del creato, luogo di incontro e di condivisione, un teatro di rivalità e di scontri. Così si è messo in pericolo lo stesso ambiente, cosa buona agli occhi di Dio divenuta cosa sfruttabile nelle mani dell’uomo.

Il degrado si è accentuato negli ultimi decenni: l’inquinamento costante, l’uso incessante di combustibili fossili, lo sfruttamento agricolo intensivo, la pratica di radere al suolo le foreste stanno innalzando le temperature globali a livelli di guardia. L’aumento dell’intensità e della frequenza di fenomeni meteorologici estremi e la desertificazione del suolo stanno mettendo a dura prova i più vulnerabili tra noi. Lo scioglimento dei ghiacciai, la scarsità d’acqua, l’incuria dei bacini idrici e la considerevole presenza di plastica e microplastica negli oceani sono fatti altrettanto preoccupanti, che confermano l’urgenza di interventi non più rimandabili. Abbiamo creato un’emergenza climatica, che minaccia gravemente la natura e la vita, inclusa la nostra”.

“Non siamo stati creati per essere individui che spadroneggiano, siamo stati pensati e voluti al centro di una rete della vita costituita da milioni di specie per noi amorevolmente congiunte dal nostro Creatore. È l’ora di riscoprire la nostra vocazione di figli di Dio, di fratelli tra noi, di custodi del creato. È tempo di pentirsi e convertirsi, di tornare alle radici: siamo le creature predilette di Dio, che nella sua bontà ci chiama ad amare la vita e a viverla in comunione, connessi con il creato”.

1. “È questo il tempo per riabituarci a pregare immersi nella natura, dove nasce spontanea la gratitudine a Dio creatore. (…) Nel silenzio e nella preghiera possiamo ascoltare la voce sinfonica del creato, che ci esorta ad uscire dalle nostre chiusure autoreferenziali per riscoprirci avvolti dalla tenerezza del Padre e lieti nel condividere i doni ricevuti. In questo senso possiamo dire che il creato, rete della vita, luogo di incontro col Signore e tra di noi, è «il social di Dio»”

2. “È questo il tempo per riflettere sui nostri stili di vita e su come le nostre scelte quotidiane in fatto di cibo, consumi, spostamenti, utilizzo dell’acqua, dell’energia e di tanti beni materiali siano  spesso sconsiderate e dannose. In troppi stiamo spadroneggiando sul creato. Scegliamo di cambiare, di assumere stili di vita più semplici e rispettosi! È ora di abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili e di intraprendere, in modo celere e deciso, transizioni verso forme di energía pulita e di economia sostenibile e circolare. E non dimentichiamo di ascoltare le popolazioni indigene, la cui saggezza secolare può insegnarci a vivere meglio il rapporto con l’ambiente”.

3. “È questo il tempo per intraprendere azioni profetiche. Molti giovani stanno alzando la voce  in tutto il mondo, invocando scelte coraggiose. Sono delusi da troppe promesse disattese, da impegni presi e trascurati per interessi e convenienze di parte. I giovani ci ricordano che la Terra non è un bene da sciupare, ma un’eredità da trasmettere; che sperare nel domani non è un bel sentimento, ma un compito che richiede azioni concrete oggi. A loro dobbiamo risposte vere, non parole vuote; fatti, non illusioni”.

“Scegliamo dunque la vita! Diciamo no all’ingordigia dei consumi e alle pretese di onnipotenza, vie di morte; imbocchiamo percorsi lungimiranti, fatti di rinunce responsabili oggi per garantire prospettive di vita domani. Non cediamo alle logiche perverse dei guadagni facili, pensiamo al futuro di tutti!”

#PapaFrancesco, Dal Messaggio per la V Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, 1 settembre 2019

lunedì 3 giugno 2019

#Europee: 16 #cattolici praticanti su 100 hanno scelto #Lega, 13 il #Pd e 7 il #M5s; 52 di loro sono rimasti a casa




#EUROPEE: 16 #CATTOLICI PRATICANTI SU 100 HANNO SCELTO #LEGA
13 IL #PD e 7 IL #M5S; 52 DI LORO SONO RIMASTI A #CASA

Questo post è stato ripreso dal collega John Allen su Crux il 4 settembre 2019

Come hanno votato i #cattolici praticanti (o presunti tali) italiani alle #Europee (su temi, si presume, prettamente "europei" e non italiani)?

Se la matematica non è un'opinione, prendendo per buona l'analisi post-voto #Ipsos è andato a votare soltanto il 48% dei cattolici praticanti (che vanno a Messa settimanalmente) aventi diritto, ciò significa che "un poco più di 1 italiano-cattolico su 2" è rimasto a casa (52%).

Dei "poco meno di 1 italiano-cattolico su 2" che è dunque andato al voto:

- il 33% - calcolato sui voti validi (come dice l'analisi Ipsos) - ha scelto #Lega, ossia il 15,84% di tutti i cattolici aventi diritto;
- il 27% ha scelto #PD, ossia il 12,96% degli aventi diritto
- il 14% ha scelto #M5S, ossia il 6,72% degli aventi diritto
- il 10% ha scelto #FI, ossia il 4,8% degli aventi diritto

RICAPITOLANDO

La #Lega è stata preferita (stando all'analisi Ipsos sui voti validi) da 16 cattolici praticanti (Messa settimanale) su 100;
il #PD da 13 cattolici su 100;
il #M5S da 7 cattolici su 100;
#FI da 5 cattolici su 100;
ben sapendo che 52 di loro sono rimasti a casa.

Questo spiegherebbe anche perché molti, tra i cattolici puri che pur di fatto si professano "vincitori" in questa tornata, non smettono di mostrare evidenti segni di nervosismo, prendendosela con la "gerarchia". Sarà che il vero nome del risultato è - purtroppo - la (loro) #irrilevanza?

mercoledì 1 maggio 2019

In un libro le visite del Papa nella periferia romana


Si intitola “Pellegrino di periferia” il libro di Giovanni Tridente che per la prima volta analizza il magistero di Papa Francesco durante le sue visite alle parrocchie romane. Andrea Monda firma la prefazione



Fabio Colagrande - Città del Vaticano

Nel libro “Pellegrino di periferia”, edito da Amazon, Giovanni Tridente, giornalista e docente di comunicazione alla Pontificia Università Santa Croce, rilegge le più recenti visite di Papa Francesco nelle parrocchie della sua diocesi. Prendendo in esame le ultime nove visite alle parrocchie romane del Papa - che nel suo pontificato ne ha visitate venti - l’autore individua i temi ricorrenti di questa predicazione itinerante del vescovo di Roma. Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, Giovanni Tridente spiega la genesi del libro:

Ascolta l'intervista a Giovanni Tridente:

Sul Papa sono stati scritti molti libri, però seguendo la sua attività mi aveva sempre colpito la presenza di una sorta di filo conduttore nelle sue visite alle parrocchie romane, anche se non propriamente esplicito. Quindi ho voluto cercarlo per verificare se davvero ci fosse un denominatore comune nel magistero ‘parrocchiale’ del vescovo romano. Mi colpiva il fatto che fosse un aspetto del magistero di Papa Francesco che non era stato mai approfondito, a dispetto del fatto che nel giorno della sua elezione, dalla Loggia della Basilica Vaticana, si fosse presentato proprio come vescovo di Roma. Mano a mano che leggevo i discorsi pronunciati e rivedevo le dirette televisive, ho scoperto che ci sono dei punti in comune fra le varie visite. Probabilmente il Papa, in quelle occasioni, vuole veicolare dei contenuti molto concreti e specifici.

Quali sono i luoghi della Capitale in cui il Papa si è recato più volentieri, ovvero, come sono state scelte le parrocchie che ha visitato?

R. - Questo è un altro aspetto che mi ha colpito. Alla fine del libro ho voluto pubblicare una mappa, realizzata con un navigatore on-line, per verificare i percorsi compiuti dal Papa nelle sue più recenti visite alle parrocchie romane e approfondire l’aspetto territoriale. Ho scoperto che i 178 km percorsi dal Papa per raggiungere le ultime nove parrocchie che ha visitato, tracciano una linea continua che dal Vaticano va verso le periferie in tutte le latitudini, raggiungendo gli estremi periferici. Sicuramente quando si organizzano queste visite si fa una sorta di turnazione fra i settori della diocesi di Roma, ciascuno affidato a un vescovo ausiliare. Ma, a conferma di questo itinerario, mi colpisce che sempre in queste visite Francesco ha dedicato delle parole ai poveri, ai sofferenti e ai volontari che si occupano di queste situazioni di emarginazione. E si tratta di strutture parrocchiali che, per queste persone, rappresentano l’unica risorsa sul territorio per sopperire ai lori bisogni materiali. Dunque, zone periferiche sia in senso territoriale che esistenziale. Una tradizione, quella delle visite in periferia, che Francesco si porta dietro certamente dalla sua esperienza precedente come vescovo di Buenos Aires.

Quali sono i temi forti toccati dal Papa quando di reca in visita alle comunità parrocchiali romane?
R. - Nell’ultimo capitolo ne ho elencati una decina. Tra i più frequenti, c’è l’invito a evitare le chiacchiere, che com’è noto considera un vero atto terroristico, e a praticare l’apostolato dell’orecchio. Se si va nei luoghi periferici ed esistenziali ad annunciare il Vangelo bisogna innanzitutto ascoltare le esigenze delle persone. E questo è un monito che il Papa lascia ad ogni parrocchia che deve essere come un’antenna in grado di captare le esigenze del territorio per poi svolgere la propria missione. Ma l’aspetto che più mi ha colpito è che sempre, puntualmente, il Papa mette al primo posto l’incontro con Gesù. Non è possibile fare nulla, fare volontariato, ascoltare, evitare i pettegolezzi, se prima non si è coltivato un rapporto personale con Gesù. Questo è un aspetto centrale che ribadisce ai bambini della prima comunione, a quelli della cresima ed è fondamentale, in questo percorso, riconoscerlo. Quando va in periferia, Il Papa parla prima di tutto di Gesù e questo va sottolineato nei confronti di certi ambienti che sono critici verso di lui o non raccontano ciò che effettivamente dice.

venerdì 12 aprile 2019

Papa Francesco pellegrino nelle periferie di Roma


Un libro analizza le visite del Vescovo di Roma alle parrocchie. Prefazione di Andre Monda

INDICE
Mappa delle visite

“Francesco è in senso tecnico un rivoluzionario, uno che rovescia i paradigmi, cambia le prospettive, ribalta le mentalità e tra le tante rivoluzioni una è proprio questa: per lui la periferia è il centro, centro e periferia coincidono”. È quanto scrive Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, nella Prefazione al libro di Giovanni Tridente, Pellegrino di periferia. Le visite di Papa Francesco alle parrocchie romane, in uscita in questi giorni per le edizioni Amazon.

“Il cuore di un popolo lo s’incontra, lo si tocca andando in periferia, frequentando il margine del territorio, l’area degli ‘scarti’ – aggiunge Monda –. Il suo è lo stesso approccio del medico che la prima cosa che fa incontrando il paziente per conoscere le sue condizioni è sentire il polso, cioè la periferia, per capire come va il cuore”.

L’ultimo lavoro realizzato da Giovanni Tridente – che insegna giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce ed è corrispondente in Italia della rivista spagnola PALABRA –, prende spunto dalle prime parole pronunciate da Papa Francesco sei anni fa, dalla Loggia della Basilica Vaticana la sera del 13 marzo 2013. In quell’occasione, il Pontefice appena eletto irruppe con quel poco canonico “buonasera” rivolgendosi alla “comunità diocesana di Roma”, che finalmente ri-aveva il suo Vescovo. E chiese al “popolo” di benedirlo, per incominciare insieme il cammino.

Un cammino che si è poi concretizzato negli anni attraverso le visite alle parrocchie della Diocesi, una ventina quelle realizzate finora, che Tridente ha in parte analizzato nei dettagli, tracciando quello che a suo dire può essere definito un vero e proprio “apostolato della periferia”.

Infatti, soffermandosi su quelle compiute a partire dal 2017 – subito dopo il Giubileo della Misericordia –, partendo dalla periferia nord di Guidonia, passando per Ponte di Nona, Ottavia, Casal Bernocchi, Ponte Mammolo, Corviale, Tor de’ Schiavi, Labaro e fino all’ultima di pochi giorni fa a San Giulio a Monteverde, Tridente evidenzia come il Papa abbia voluto portarsi in territori dove molta gente vive spesso ai margini e le parrocchie sono l’unica realtà che prova a far fronte nei limiti del possibile a tante esigenze.


L’idea del pellegrinaggio è data poi dalla frequenza con cui il Vescovo di Roma penetra nei territori più periferici della sua Diocesi; se si rappresentasse graficamente su una mappa il tragitto compiuto dal Papa ipoteticamente a piedi partendo dalla Città del Vaticano, verrebbe fuori – considerando le ultime 9 visite analizzate – un percorso di ben 178 chilometri, per una durata calcolata da Google Maps di 37 ore di cammino.

Il libro di Tridente mette quindi in evidenza, soprattutto nelle conclusioni, i temi forti di questo apostolato cittadino e periferico del Vescovo di Roma, che è stato possibile trarre dai discorsi che il Papa ha pronunciato nei diversi incontri con le specifiche realtà di ciascuna comunità – bambini, ragazzi, famiglie, anziani, malati, poveri, volontari. Su tutti risaltano la condanna delle “chiacchiere” – un vero e proprio “atto terroristico” secondo Francesco, che ha stigmatizzato quasi in ogni visita –, l’esigenza della “preghiera vicendevole”, l’urgenza della “testimonianza esemplare” e della “gioia” che porta “pace”, ma anche un amore testimoniale fatto di “ascolto”, l’apprezzamento della vita in ogni sua fase e la predilezione per la “mamma di tutti”, Maria, la Madonna.

“Il Papa sa che il dialogo, altro suo tema forte, non si fa tanto con le parole, ma facendo qualcosa insieme, condividendo un’esperienza operosa, concreta. È quello che il Vescovo Francesco sta facendo dal 13 marzo 2013 camminando insieme al suo popolo, il popolo della Diocesi di Roma”, conclude Andrea Monda nella sua Prefazione.

* * *

Pellegrino di periferia. Le visite di Papa Francesco alle parrocchie romane
Autore: Giovanni Tridente
Editore: Amazon
Pagine: 96
Prezzo: 12,00 € (Ebook 5,99 €)
ISBN: 9781799217886

mercoledì 3 aprile 2019

CHRISTUS VIVIT: IL #DESIDERIO DEL #PAPA PER I #GIOVANI


"299. Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti.

La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci»"

Ecco l'Esortazione apostolica postsinodale #ChristusVivit di #PapaFrancesco ai #giovani e a tutto il #PopolodiDio


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giovedì 21 marzo 2019

Le più belle parole sulla #famiglia pronunciate da #PapaFrancesco all'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie di #Dublino (agosto 2018)




Pubblichiamo a seguire alcuni estratti dei Discorsi pronunciati da Papa Francesco durante l'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. I WMOF sono nati nel 1994 su iniziativa di San Giovanni Paolo II e vengono organizzati ogni tre anni. Il prossimo si terrà a Roma nel 2021.


















mercoledì 16 gennaio 2019

Abusi sessuali da parte del clero: cosa ci si aspetta dell'incontro dei Vescovi convocato dal Papa per febbraio


- A febbraio prossimo la Chiesa ribadirà la sua ferma volontà nel proseguire, con tutta la sua forza, sulla strada della purificazione.

- La Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari.

- Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società. Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?

- La Chiesa dunque non si limiterà a curarsi, ma cercherà di affrontare questo male che causa la morte lenta di tante persone, al livello morale, psicologico e umano".

[Dal Discorso di #PapaFrancesco alla Curia Romana, 21 dicembre 2018]

* * *

- [L'incontro] prevede sessioni plenarie, gruppi di lavoro, momenti di preghiera comuni con ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Papa Francesco ha assicurato la Sua presenza per l’intera durata del meeting.

- Il Santo Padre ha affidato al Rev. P. Federico Lombardi, S.I., il compito di moderare le sessioni plenarie dell’Incontro.

[Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 16 gennaio 2019]

* * *

- L’Incontro di febbraio sulla protezione dei minori ha uno scopo concreto: il fine è che tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori.

- Papa Francesco sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale. E vuole che l’Incontro sia una riunione di Pastori, non un convegno di studi. Un incontro di preghiera e discernimento, catechetico e operativo.

- Per il Santo Padre, è fondamentale che tornando nei loro Paesi, nelle loro diocesi, i vescovi venuti a Roma siano consapevoli delle regole da applicare e compiano così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato.

- Rispetto alle grandi aspettative che si sono create intorno all’Incontro è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’Incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni.

[Comunicazione ai giornalisti del direttore della Sala Stampa Alessandro Gisotti, 16 gennaio 2019]

* * *

- L’incontro di febbraio è importante perché per la prima volta si parlerà in maniera focalizzata e sistematica dell’aspetto sistemico-strutturale dell’abuso e della sua copertura, dell’omertà e dell’inerzia nell’agire contro questo male.

- Il Papa stesso ci ha invitato ad affrontare il nesso tra “abuso sessuale, di potere e di coscienza”. La sessualità è sempre anche espressione di altre dinamiche, tra l’altro di potere.

- Ci saranno conferenze, gruppi di lavoro e liturgie tematiche. I tre giorni di lavoro avranno come tema “responsibility, accountability, transparency”, tematiche molto discusse negli ultimi mesi e che Papa Francesco in qualche maniera ha messo nell’agenda della Chiesa con le lettere ai Vescovi in Chile e al Popolo di Dio.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa (in spagnolo) alla Revista Palabra nel numero di gennaio 2019]

* * *

- Il principale frutto concreto che ci auguriamo scaturisca dall’incontro è che tutti i partecipanti delle Chiese locali, i rappresentanti degli Ordini religiosi e delle Congregazioni, tornino a casa e possano veramente mettere in atto ciò di cui si è parlato. Poi dovremo vedere come possiamo definire più concretamente i temi della responsabilità, del ‘rendere conto’ di questa responsabilità e della trasparenza. Questi sono i tre temi che caratterizzeranno ciascuno dei tre giorni in cui è strutturato l’incontro.

- Un altro punto sarà come fare a trasmettere qualcosa di più chiaro sulle norme che si devono applicare e come possono essere veramente controllate le procedure, che abbiamo già definito ma che alcuni non sanno ancora come mettere in atto.

- E infine, vogliamo vedere come possiamo fare affinché non solo si conoscano le procedure, le norme – perché queste sono conosciute già da tempo – ma come possiamo fare per motivare le persone a impegnarsi a metterle in atto e a non titubare, a non esitare ma a impegnarsi con tutto il cuore affinché ciò che si deve fare venga veramente anche messo in atto.

- Una delle misure concrete che vogliamo offrire ai vescovi del mondo sarà la creazione di task force, cioè di squadre, che saranno probabilmente istituite nei vari continenti in cui la Chiesa cattolica è presente e che potranno poi spostarsi di luogo in luogo. Potranno informarsi sulle linee guida che le Conferenze episcopali stanno per implementare, a che punto siano con questo processo, di che cosa abbiano necessità. Cercheranno di capire come possono aiutarle, come possono fornire informazioni, ma anche le soluzioni più valide che sono state già sperimentate in altri Continenti.

- Così, queste task force dovrebbero diventare uno strumento anche per gli anni a venire per misurare il successo di questo esercizio di rendersi conto della propria responsabilità, anche a livello mondiale, di fronte alle aspettative pubbliche, in modo da fare emergere che siamo in un processo continuo, sempre di nuovo, per rivisitare lo stato delle cose, migliorare, approfondire la conoscenza del fenomeno degli abusi e del lavoro di prevenzione, che ovviamente è una delle missioni principali del nostro credere in un Dio che si è fatto uomo.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa a Vatican News (Fabio Colagrande) il 23 gennaio 2019]

* * *

- L’idea di questo incontro è nata nel C9 perché noi vedevamo che alcuni vescovi non capivano bene o non sapevano che cosa fare o facevano una cosa buona e un’altra sbagliata. Abbiamo sentito la responsabilità di dare una “catechesi” su questo problema alle conferenze episcopali e per questo si chiamano i presidenti degli episcopati.

- Primo: che si prenda coscienza del dramma, di che cos’è un bambino o una bambina abusata. Ricevo con regolarità persone abusate. Ricordo uno: 40 anni senza poter pregare. È terribile, la sofferenza è terribile.

- Secondo: che sappiano che cosa si deve fare, qual è la procedura. Perché talvolta il vescovo non sa che cosa fare. È una cosa che è cresciuta molto forte e non è arrivata dappertutto.
- E poi che si facciano dei programmi generali ma che arrivino a tutte le conferenze episcopali: su ciò deve fare il vescovo, ciò che devono fare l’arcivescovo metropolita e il presidente della conferenza episcopale. Che ci siano dei protocolli chiari. Questa è l’obiettivo principale.

- Ma prima delle cose che si devono fare, bisogna prendere coscienza. Lì, all’incontro, si pregherà, ci sarà qualche testimonianza per prendere coscienza, qualche liturgia penitenziale per chiedere perdono per tutta la Chiesa. Stanno lavorando bene nella preparazione dell’incontro.

- Io mi permetto di dire che ho percepito un’aspettativa un po’ gonfiata. Bisogna sgonfiare le aspettative a questi punti che vi ho detto, perché il problema degli abusi continuerà, è un problema umano, dappertutto. Ho letto una statistica l’altro giorno. Dice: il 50 per cento dei casi è denunciato, e solo nel 5 per cento di questi c’è una condanna. Terribile. È un dramma umano di cui prendere coscienza. Anche noi, risolvendo il problema nella Chiesa, aiuteremo a risolverlo nella società e nelle famiglie, dove la vergogna fa coprire tutto. Ma prima dobbiamo prendere coscienza e avere i protocolli.

venerdì 11 gennaio 2019

Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle


Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle. Gennaro Ferrara dialoga con Giovanni Tridente, professore incaricato di giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, che ha da poco pubblicato “Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del web” (Edizioni Sant'Antonio) un breve corso su come scrivere da vaticanista di informazione religiosa con una proiezione sociale e spirituale.

Abbiamo così riascoltato e commentato le parole del Papa nell’Udienza con i rappresentanti dei media del 16 marzo 2013 e nell’Udienza al Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti (Italia) del 22 settembre 2016, in cui si sofferma sul lavoro dell’informazione svolto con onestà e amore per la verità.

Poi a commento delle attività del Papa Francesco di oggi abbiamo ascoltato l’Omelia di Santa Marta in cui esorta all’amore e al pregare per il prossimo anche per quelli per cui non si prova simpatia.

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