"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 29 ottobre 2020

La "Fratelli tutti" secondo me: complessità, azione e sogno


Leggendo il testo dell’Enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco, mi sono rimaste impresse tre parole in particolare.

La prima è complessità: essa non è intesa in senso meccanico, ma come la serie di fenomeni che riguardano l’umanità; PapaFrancesco entra in questa complessità che caratterizza l’uomo sviscerando tutte le questioni e le implicazioni che hanno a che fare con la vita di ognuno di noi e il nostro rapporto con la vita degli altri.

La seconda parole è azione: dobbiamo darci da fare! Ciascuno con le proprie competenze e secondo le proprie responsabilità deve cercare di fornire luce a questo mondo pieno di situazioni da rivedere e da aggiornare; tale azione, secondo me, ha a che fare con la collettività (a darsi d fare devono essere governi e nazioni) e con la responsabilità individuale a cui è chiamato ogni individuo di buona volontà. D’altronde, è questo il senso dell’enciclica: una lettera circolare che non è solo per la Chiesa, ma che si rivolge a tutti coloro che guardano al mondo in prospettiva.

La terza parole è sogno: sognare con speranza, possiamo riuscirci!

BENE COMUNE

Questa Enciclica è un ottimo vademecum che sintetizza la visione della Chiesa rispetto al bene comune; non a caso è detta "sociale", perché riassume la Dottrina Sociale della Chiesa con riferimenti anche al Magistero precedente ("Deus Caritas Est" di Benedetto XVI e "Centesimus Annus" di Giovanni Paolo II) e in continuità con quest’ultimo. Consiglierei a tutti, sia capi di stato che di governo che ad ogni cittadino, di leggerla; non tanto per una questione di adesione a dei principi di fede, ma per la volontà di costruire una società migliore.

Citando Giovanni Paolo II, se dovessi riassumere in un titolo la “Fratelli tutti” ricorrerei alla sua famosa espressione rivolta ai cittadini romani: Damose da fa'. È una chiamata alle armi - se vogliamo - perché il mondo soccombe per tante situazioni e tocca a noi cambiarlo: diamoci da fare!

LA COMUNICAZIONE E IL DIALOGO

Già nella "Christus vivit", dedicata ai giovani, Papa Francesco invita a non ridurre la comunicazione a strumento, ma a farci noi stessi comunicazione, perché in fondo lo siamo.

Questa Enciclica tratteggia poi, secondo me in maniera molto chiara, l’elemento del dialogo. C’è una rivoluzione di intenti rispetto a questa parola: il dialogo prende in considerazione anche ciò che l’altro ha da dire e che può servire a me per comprendere meglio il mondo. È un aspetto fondamentale che ci deve animare ad avviare questi percorsi di relazione con gli altri e nello stesso tempo a superare tutti i cattivi usi nella rete: evitare i monologhi cercando dall’altro qualcosa di utile per me e per la società tutta.

Il Vangelo propone una parola chiave: l’amore. Amore non inteso come puro sentimentalismo, ma come il farsi prossimo a chi è accanto e che vive in situazioni lontane dalla nostra comodità. È questa la chiave con cui cambiare il mondo: lo insegna la Chiesa da 2000 anni e in questa Enciclica il metodo è offerto nel secondo capitolo con la parabola del buon samaritano.

Bisogna occuparci di coloro a cui, in primis, non daremmo credito: è questo che fa il buon samaritano.

Giovanni Tridente

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